LA BANDA DEL VILLAGGIO - CAPITOLO 2

DUE

 LA PASSEGGIATA 

DAL MERCATO ALLA SCUOLA

La strada è tranquilla, a quest’ora. Sono le 7 e fra 15 minuti devo essere a scuola. Passo per il mercato vicino. Lì inizio  a pedalare piano. Ci sono bancarelle una di fronte all’altra con teli sulle loro teste per coprire la gente dal caldo e dal sole.

-  Buongiorno Violetta! - mi dice la signora Olanda.

-  Buongiorno signora Olanda, come vanno le cose? - chiedo fermandomi

-  Bene bene, piuttosto, come va in casa Violetta? - mi chiede lei. Io per la signore Olanda sono Violetta. Da bambina mi aveva chiamato così la prima volta che mi aveva vista e da allora continua con quel nome.

-  Diciamo bene - dico

-  Meglio così, sai oggi Filippo ha iniziato a dire che non voleva andare a scuola per via della Falce, dice che vi tortura - dice lei. Ha i capelli rossi raccolti in una coda alta. Occhi marroni e labbra rosse. Indossa un’abito bianco con piccoli fiori arancioni, corto fino alle ginocchia e a mezza manica con il collo un po’ scoperto. Vende tazze e servizi da tè o da porcellana, e in più anche le bambole in porcellana. È la madre di Filippo, un mio compagno di banda. La signora Falce, è la nostra prof di matematica. Prof Falce, così l’ha chiamiamo noi ma spesso i genitori dicevano ‘la Falce’.

-  Ah be, non ha tutti i torti ma credo sia il suo mestiere - dico

-  Eh si...- dice lei

-  Ora devo andare, arrivederci signora Olanda - dico e mi do un’alta spinta e continuo a pedalare

-  Buona giornata Violetta! - mi dice la signora Olanda. Esco dal mercato e prendo una strada nascosta che porta in una via piena di botteghe, quella strada poi ha altre due strade, una porta alla piazza centrale e l’altra a una piazza semplice. La seconda strada porta a delle case attorno proprio alla piazza semplice. Dopo c’è una stradina che porta alla piazza centrale e prendendo la terza strada di quella piazza, arrivi a scuola. Un casino perché ti confondi sempre. Il villaggio viene chiamato Vecchia Città, per via delle tanate vecchie case, piazze e negozi. Una strada porta al mare, c’è una parte con la spiaggia e una dove ci sono solo gli scogli, il porto è vicino alla parte degli scogli. Ad un certo punto scendo dalla bici e la porto con me mentre cammino. Ho appena preso la via delle botteghe, chiamata proprio così per le tante botteghe, qualcuno inizia a camminare al mio fianco

-  Come va con i due carri armati? - mi chiede un ragazzo alto quanto me e di 13 anni.

-  O bene, oggi hanno ricominciato la guerra - dico, anche lui porta la bici come me

-  Per questo non ti ho trovata in casa - dice lui. È Peter. Un mio amico da quando siamo nati, mia madre e sua madre sono come sorelle.

-  Si, scusa ma non ne potevo più, è da 12 anni che le sopporto - dico. Peter mi aspetta ogni mattina, io scendo dall’arrampicante e lui è già giù. Insieme andiamo a scuola, questo succede 3 volte su 5 ma in questo periodo un po' meno. 

-  Due vedove agguerrite - dice lui

-  Credo che i miei nonni se ne siano andati per non sopportarle - dico. Certamente scherzo ma con gli anni ho pensato che potesse essere una ragione.

-  Può essere, prendiamo la via verso la casa di Filippo o quella verso la biblioteca per arrivare a scuola? - mi chiede Peter

-  No oggi no, vado a prendere Molly, mi ha detto che mi deve dire una cosa importantissima e urgentissima - dico

-  Ah allora io passo per prendere Giuseppe, oggi la madre l’ha lasciato a casa da solo perché non si svegliava - dice lui

-  Iniziamo bene la giornata - dico

-  Molto bene, ci vediamo a scuola e dopo sotto l’albero maestro per la riunione, informa gli altri - dice Peter

-  Va bene - dico e prendo un’altra strada. Peter ha una camicia bianca e un pantalone verde con le bretelle. Erano del nonno ma come vi ho detto, gli indumenti si tramandano in famiglia o agli amici. Ha capelli biondi, lunghi fino al collo e un po’ ribelli perché spesso sono scompigliati ma li stanno bene. Occhi celesti ereditati dal padre, anche la loro famiglia si tramanda gli occhi celesti. L’albero maestro è un albero enorme vicino alla scuola e lontano dal villaggio, è diventato il luogo dove si riunisce la banda. L’ho chiamiamo albero maestro perché è enorme e altissimo, la sua chioma ci ripara dal sole e dalla pioggia. Arrivo verso la piazza dove al centro c’è un albero e delle panchine attorno. Ogni mattina con la bici faccio queste strade ed è diventata una passeggiata mattutina che mi rallegra. Molly è ancora in casa. La sua casa è vecchia come la mia, ha la porta rossa e due lanterne sopra. Busso alla porta, ad aprirmi c'è la signora Dalia

-  Buongiorno Orchidea, cerchi Molly? - mi chiede la signora Dalia

-  Si, dovremmo andare a scuola, sono le 7 e 13 - dico leggendo l’orario dal mio orologio.

-  Ah si, si sta preparando - dice lei

-  Ok, va bene mi siedo qui - dico indicando la panchina di fronte casa loro

-  D’accordo cara, vado a chiamare Molly così si sbriga - dice lei, chiude la porta e mentre mi siedo sento ‘MOLLY! MUOVITI! ORCHIDEA TI STA ASPETTANDO!’ La puoi sentire anche da distante. La signora Dalia è la mamma di Molly, la mia migliore amica. La madre ha i capelli color castani chiaro, raccolti in una coda alta. Occhi color marrone chiaro. Indossa un abito color ocra lungo fino ai polpacci e a mezza mica con un collo alto. Anche lei ha un grembiule. Molly è una ragazza solare e allegra, sa tutto, ma proprio tutto sugli animali. Infatti può parlare per ore di animali anche senza fermasi mai. Aspetto due minuti precisi prima di vederla aprire la porta

-  Addio mamma! - dice lei e chiude la porta

-  Molly finalmente - dico sorridendole

-  Eh scusa, oggi non trovavo le calze uguali - dice lei

-  E le hai travate alla fine? - chiedo

-  No, però va bene l’ho stesso - dice lei mostrando le calze, le arrivano fino al ginocchio e sono una color verde a righe, una riga col verde chiaro e una con verde scuro, con le immagini di rane mentre la seconda con un color grigio ha una striscia di grigio scuro e una di grigio chiaro con le immagini di lupi. Poi ha un pantaloncino di jeans e una maglia color arancione con una grande farfalla bianca sopra. La maglia è a mezza manica ed è da dentro il pantaloncino. Dopo ha una sciarpa arcobaleno. Uno zaino bianco semplice e scarpe da ginnastica bianche con l’immagine di un cavallo marrone che corre. I suoi capelli sono color castano chiaro e verso le punte diventano bionde, lunghi fino alle cosce e liscissimi. Li ha raccolti in una coda alta. Poi ha un paraorecchie bianco. Occhi verde scuro che però alla luce sembrano gialli. Io mi sento l’unica sfigata ad avere gli occhi scuri. Questo non è un villaggio senza niente o vecchio, be si è vecchio ma ha tante cose, altre a quelle che vi ho detto, ha anche un porto e un museo, tante barche attaccano nel porto, molte sono dei pescatori del villaggio. La gente è sempre felice e si vive bene. Noi ragazzi passiamo molto più tempo fuori e con gli altri. È un luogo così bello e soprattutto lo sono le sue festività.

-  Tieni, ho preso la merenda anche per te, so che te la sei scordata - dico prendendo dalla mia borsa un sacchetto bianco che do a Molly. L’ho prende e si mette una mano in fronte

-  È vero! Me la sono scordata - dice lei

-  Dentro ci sono i biscotti di mia madre e questo è il tè - dico dandole anche una borraccia gialla

-  Grazie Vio - dice lei. Per Molly io sono Vio, Vi di Viola più la O di Orchidea. Uguale Vio.

-  Non ce di che - dico

-  Andiamo verso la piazza principale? - mi chiede Molly

-  No, andiamo per la via verso casa di Sofia - dico

-  Siii!!- dice Molly battendo le mani. Io sono sul sellino e lei è dietro di me che si regge con le gambe dritte in avanti.

-  FATE LARGO! - urlo per avvisare la gente che passa, le persone si spostano e noi procediamo a tutta velocità. Questa è la classica montagna russa che facciamo io e Molly.

-  Che bello!!! - dice Molly alzando le mani al cielo

Reggiti! - dico a Molly, lei si aggrappa e superiamo la curva. Ora davanti a noi c’è la scuola. Per arrivare a scuola c’è una strada ripida. La scuola è a tre piani. Color bianco da fuori e celeste da dentro.

    immagine cartina del paese


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