LA BANDA DEL VILLAGGIO - CAPITOLO 1
UNO IL VILLAGGIO
MI PRESENTO
Vivere in città significa svegliarsi con i rumori delle macchine e dei loro clacson, vivere in un paesino significa svegliarsi con il rumore dei commercianti del mercato vicino.
- Coperte, lenzuola e abbigliamento!! Tutto a 2 euro! Signore!!! - grida Alberto, il commerciante di coperte, lenzuola e abbigliamento del mercato, ma credo che l’abbiate già capito. Vivo nel paesino vicino alla città, la parte antica, la città vecchia, la vecchia città, il paese dei vecchi, l’antica città, il villaggio..e molti altri nomi che le persone hanno dato alla mia casa. Noi però siamo soliti a chiamarlo Villaggio e qualche volte la Vecchia Città. È antico come villaggio, questa inizialmente era la città, poi con la crescita della popolazione, costruirono una città un po’ distante da questa, più moderna e ricca di servizi. Molti lasciarono la loro casa e si trasferirono nella nuova e grande città, eravamo pochi quelli rimasti ma col tempo ripopolammo la città vecchia. I turisti amano la mia casa, è ricca di storia e di cultura che incuriosisce tutti. Se cammini nel mio paesino, puoi sentire le urla e le risate dei bambini che giocano, gli anziani che parlano nel nostro dialetto, i pettegolezzi delle signore sul villaggio, le urla del mercato, le urla delle mamme che richiamano i figli, le storie dei nonni che regalano a tutti i giovani del villaggio, il profumo di legno proveniente dalla falegnameria, il rumore dei cani che abbaiavano per chiacchierare fra loro…in somma, un paradiso. Nel villaggio ogni pietra ha una storia, alcune di esse hanno delle incisioni in latino, nessuno capisce bene quello che sta scritto ma ci fa capire che abbiamo della storia! Ci sono anche alcuni archi per la strada che ti fa tornare indietro nel tempo. Chi sono io? Mi chiamo Orchidea, per gli amici Viola. Perché questo nome? Vedete, a mia madre piacciono i fiori, soprattutto le orchidee. All’età di 4 mesi, la mia prima parola fu Viola. D’allora mi hanno soprannominata Viola. Ho 12 anni, quasi 13 e sono una semplice ragazza del villaggio, furba e molto vivace che conosce bene il nostro dialetto. La mia casa è a due piani con una terrazza da cui posso assistere ad un panorama mozza fiato. Mia madre, Chiara, mi ha avuta all’età di 20 anni, ha lasciato l’università per me e me l’ho ricorda ogni giorno. Mio padre…be lui è fuori per lavoro, lo porta in giro per il mondo o almeno così mi dice mia madre. Perciò vivo io con mia madre, ce la caviamo bene insieme. Noi siamo al secondo piano, al primo ci vivono mia nonna materna e mia nonna paterna. Litigano sempre, ogni volta, ogni giorno e per tutto, soprattutto per mio padre. Mia nonna materna si chiama Flavia e ha ben 67 anni ma ne sembra avere 80. Mia nonna paterna ha 69 anni ma sembra molto più giovane, sembra avere 45 anni. Si chiama Cecilia ed è l’opposto di mia nonna Flavia. La casa oltre al terrazzo ha un giardino, sul retro, ci si arriva tramite una porta nel seminterrato. Il villaggio ha piazze, una biblioteca, una scuola primaria, una secondaria e un’asilo, un parco e un municipio. Il villaggio ha una piazza centrale, lì c’è una fontana antica, avrà almeno 1500 anni. Il mercato è vicino a casa mia, c’è una zona dedicata proprio a quello, coperto dalle folte chiome degli alberi che lo circondano. C’è una chiesa, la caposanta, così la chiamiamo noi ragazzi perché lì ci sono tantissime statue di santi e perciò quella chiesa deve essere il capo dei santi. È grande e ha un giardino dietro dove spesso giochiamo, anche avanti, la strada è tipo a mo di piazza, anche se non sembra, e lì i più piccoli giocano a nascondino.
- Signora che ne dice di questi piatti? Non trova che siano bellissimi? Signore i piatti! Altrimenti come mangiamo!?! - dice il signor Elmo. Vende piatti, posate, bicchieri…tutto di cucina.
- Buongiorno signora Claudia! - dico affacciandomi dalla finestra
- Buongiorno Orchidea - dice lei fermandosi e alzando la testa
- Dove porta quelle stoffe? - chiedo. Porta una carriola con un sacco di tessuti e stoffe di vari colori
- Mi servono per creare i vestiti per Silvia e Iris, per la loro prima comunione - dice lei
- Ah, quando sarà? - chiedo
- Credo il 21, ma la data potrebbe cambiare, Don Remo cambia spesso idea - dice la signora Claudia. Indossa un capello a testa larga color lilla come il vestito a maniche corte, lungo fino al ginocchio. È robusta e ha i capelli grigi raccolti in una coda bassa. Occhi verdi e naso a patata con labbra rosse e sottili. Scarpe col tacco basso sempre color lilla
- Speriamo rimanga la stessa, altrimenti sarà un casino - dico
- O cara l’ho spero, i miei vestiti non saranno pronti in un giorno - dice lei
- Ci credo, sono così belli e dietro c’è sicuramente un gran lavoro - dico, la saluto e lei continua a spingere la carriola. La strada è vecchia, simile a quella…di Bari Vecchia! L’ha conoscete spero. I palazzi e la strada assomigliano a quella, ci ero stata una volta e in quella città ho ritrovato il mio paesino. Chiudo la finestra e scendo le scale. La cucina è al primo piano. Sapete, qui non sembra di essere nel ventunesimo secolo. La TV non prende e se prende è raro, sono TV vecchie, le prime, quelle in bianco e nero, poche sono a colori. I bambini non hanno cellulari e PC. Internet non esiste e molti attrezzi moderni qui, non ci sono. Ci vestiamo in maniera semplice, alcune volte moderni e altre antiche. Fra noi giovani c’è chi è moderno e chi antico. A me piace così. In cucina c’è mia madre che ha apparecchiato la tavola per tre persone: me, Flavia e Cecilia. La cucina ha un tavolo al centro e al lato di esso c’è il forno, il piano cottura, il lavandino e tutti gli elettrodomestici, almeno quelli li abbiamo. Di fronte al tavolo una finestra. È tutto molto vecchio
- Buongiorno madre - dico, do sempre del lei a mia madre
- Buongiorno Orchidea, sai Don Remo mi è venuto a parlare e dice che vorrebbe che tu e la danda facesse delle azioni altruiste verso la chiesa - dice mia madre mettendo un piatto di biscotti al cioccolato fatti da lei sul tavolo. Mi siedo a capo tavola.
- Si, potrei parlare con la banda ma non dire niente a Don Remo, non vorrei deluderlo - dico. Don Remo è il nostro parrocco, lui gestisce la caposanta.
- Va bene, ma dillo - dice mia madre porgendomi la tazza di latte. Inzuppo un biscotto nel latte e annuisco.
- Sono già le 6:30! - dice mia madre guardando l’orologio sulla parete mentre si pulisce le mani sul grembiule. Lei ha i capelli castani e occhi verdi, i capelli sono raccolti in una coda fatta male e indossa un vestito celeste a mezza manica lungo fino al ginocchio e leggermente pomposo. Ha poi delle scarpe celesti col tacco basso.
- Buongiorno stelle - dice nonna Cecilia entrando
- Buongiorno nonna - dico
- Buongiorno stellina - dice lei dandomi una carezza
- Buongiorno Cecilia, ecco il tuo tè - dice mia madre mettendo una tazza di tè sul tavolo
- No oggi niente tè, oggi mi sento da caffè! - dice lei muovendo le mani in alto
- Si e domani da vodka così ti ubriachi e torni a dormire! - dice nonna Flavia entrando
- Ahah che ridere! - dice lei sarcasticamente mettendo le mani sui fianchi. Flavia si siede di fronte a me e mia madre le porge una tazza di tè
- Smettetela voi due, comunque Cecilia, se proprio vuoi ti faccio una tazza di caffè - dice mia madre
- Si grazie Chiara - dice nonna Cecilia. Indossa un vestito a maniche lunghe e lungo fino ai piedi color celeste, verdeacqua e blu. Tre colori mischiati. Ha capelli grigi corti e occhi celesti. Ha le ciabatte ai piedi. Mia nonna Flavia invece, ha una vestaglia bianca e i bigodini in testa. Capelli grigi e occhi verdi. Ciabiate ai piedi e occhiali rotondi con la montatura invisibile
- Mi raccomando poca caffeina che a noi anziani fa male - dice nonna Flavia
- Per te vuoi dire - dice nonna Cecilia
- No intendo anche te - dice nonna Flavia
- Ma che anziana anziana?! - esclama mia nonna Cecilia mettendo le mani come se prega e agitandole avanti e dietro
- Per te non sei ancora anziana ma nonna Flavia si - dico
- Ma se sono più vecchia di te! - dice nonna Cecilia a nonna Flavia
- Si ma io mi sento più vecchia - dice lei bevendo un sorso di tè
- E se vede! Ma guardati sembri uscita da una tomba! - dice lei. Nonna Flavia ha molte più rughe di nonna Cecilia anche se lei è più giovane. Infatti mi sembra strano che nonna Cecilia è più vecchia.
- Non ti permettere di insultarmi! - dice nonna Flavia alzando il dito
- O se no che mi fai? - chiede lei
- Ti mando assieme a tuo figlio! Nel nulla! Dispersi! - dice nonna Flavia
- Non ti permettere di mettere in mezzo mio figlio! - dice nonna Cecilia
- Ah certo, l’adorato figlio che ha abbandonato mia figlia - dice nonna Flavia. I miei si erano sposati poco dopo che mia madre scoprì che era incinta, poi non so niente di lui. Ogni volta che lo mettono in mezzo speravo che dicono qualcosa su di lui.
- Smettetela! - dice mia madre ma è inutile, i carri armati sono pronti a colpire
- Non l’ha abbandonata - dice nonna Cecilia
- Ah davvero? E allora perché non c’è? - chiede nonna Flavia
- È scappato da una suocera come te! - dice nonna Cecilia
- Ah ha! Allora l’ammetti che è scappato! - dice nonna Flavia alzandosi
- Io vado - dico alzandomi e andai verso il bagno al secondo piano
- Buona giornata tesoro - dice mia madre. Poi, vado nella mia camera mentre le mie nonne continuano a lanciarsi insulti su di loro e mio padre. Nella mia famiglia esiste una lunga generazione di occhi verdi, ma io non lì aveva ereditati e mi trovo gli occhi neri di mio padre, così almeno mi aveva detto nonna Cecilia. Ho i capelli castani di mia madre, lunghi fino alla schiena, leggermente mossi. Sono magra e abbastanza alta, in sintesi, sono una classica ragazzina che non vede l’ora di crescere. La mia camera è quadrata, appena apro la porta, c’è la finestra di fronte. Vicino a essa, ma attaccato al muro, il mio letto in verticale. È un classico letto, con coperte bianche e le farfalle color viola sui muri che pendono tramite il filo che li passa in mezzo. Le trovi vicino al letto e vicino alla scrivania. Spesso quando dormo, vedo le farfalle muoversi e mi sembra di essere in un campo. Le pareti sono bianche, inizialmente, poi le dipinsi. Ora ho rappresentato dei fili d’erba, e sopra ad esse degli insetti. È come se si appoggiano ai fili d’erba e ai fiori di campo colorati. Poi in alto ho disegnato delle nuvole e il cielo color azzurro chiaro. Vicino alla porta c’è la scrivania. Piccola ma abbastanza grande per me. Di fronte alla scrivania l’armadio verde. Vicino a quello, c’è un comodino che è anche a fianco al mio letto. Lì ho la lampada. Vicino alla finestra, accanto alla scrivania, c’è un comò dove ripongo le matite, penne, carte, cartone, spago, tempere, pennelli, acquerelli, cera, colori e molto altro. Fra la scrivania e il comò c’è uno specchio. I ragazzi, nel vestirsi alcune volte sono molto influenzati dai parenti che lì passavano gli indumenti. Da me non ci sono problemi, nonna Cecilia è molto moderna mentre nonna Flavia antica, mia madre è sempre elegante. Io vesto un misto. Le mie nonne litigano anche per questo, per come mi vesto. ‘Non va bene! Troppo moderno! Troppo scollato!’ Mi disse mia nonna Flavia quando avevo 8 anni, mi ero messa una maglia corta e lei iniziò a fare storie. ‘Ma che fai! Sembri una vecchia così! Toglitelo subito!’ Mi disse mia nonna Cecilia quando indossai una camicia da notte classica per dormire, aveva solo 7 anni e dovetti andare a dormire con i pantaloncini in inverno. Mia madre non dice niente perché ormai è inutile. Le colpe non cadono mai su di lei, almeno quelle di Cecilia. Nonna Flavia invece, le dice che si era innamorata e che ha sposato l’uomo sbagliato. Comunque, indosso una maglia celeste chiaro e una salopette di jeans celeste scuro. La maglia è a mezza manica. La salopette arriva fino alle caviglie. Ha una tasca sul petto dove ho disegnato una viola e un’orchidea. Ai piedi ho messo gli stivaletti neri e i capelli coperti da un capello viola chiaro. È marzo e io ho una cosa invernale, il capello, una cosa estiva, la maglia a mezza manica leggera, una cosa autunnale, gli stivaletti fino al caviglia e una cosa primaverile, la salopette. Marzo è sempre imprevedibile e anch’io. Prendo la borsa a tracollo semplice color beige con il mio nome cucito al lato vicino al bottone color rosso. Mia madre ha cucito: ‘Orchidea - Viola’. Il filo è color bianco per Orchidea e color viola per Viola. Una mia cosa particolare, che ho solo io in famiglia, sono le lentiggini, le ho sul naso e sotto gli occhi, sono poche ma si vedono e sinceramente mi piacciono molto. Molte ragazze della mia età si vestono con dei vestiti o pantaloni e maglie corte, per essere notate dai ragazzi. Nel villaggio, ci si sposa presto sapete, verso i 18 anni ma dipende sempre dai ragazzi e dalle loro idee. Non giudicatemi, ma io di ragazzi non ne voglio proprio sapere. Non centra col fatto di mia madre e mio padre in realtà, e solo che…mi sembra impossibile che qualcuno potrebbe amarmi. Perché? Be sono strana in realtà. Nella Vecchia città succede di tutto, io sono abituata a chiamarlo villaggio perciò abituatevi a sentirlo spesso. Con gli anni mi sono creata un’uscita d’emergenza, apro la finestra e la scavalco, poi, reggendomi all’arrampicante inizio a scendere usandola come scala. L’arrampicante arriva fino a terra, dove c’è la strada. Da noi non ci sono macchine o motori, e questo è un bene perché ci sono meno incidenti, qui si usa la bicicletta. Io l’ha metto fra i cespugli vicino casa, sono giusto a due passi contati dalla mia scala d’emergenza. Cerco fra i cespugli e… trovata! Bianca col sellino viola, questi sono i miei colori preferiti, viola e bianco. Ho un cestino davanti dove metto sempre la borsa, la metto lì e salgo sopra la bici. Mi dò una spinta e inizio a pedalare.
Sono molto colpita e affascinata dal tuo modo di scrivere, spero di poter leggere in futuro un altro capitolo.
RispondiEliminami piace molto il tuo modo di scrivere spero che posterai un altro capitolo.
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